A cercare riparo dalla calura torrida, in questo rovente pomeriggio estivo, sotto l’Ombrellone riceviamo volentieri Umberto Casellato e Matteo Ferro, rispettivamente coach e capitano dei prestigiosi Bersaglieri della Rugby Rovigo Delta. E meno male che ho sdoganato la mia ansia da prestazione col Petrarca Padova la scorsa settimana, perché anche oggi distesi sulla nostra sdraio c’erano 12 titoli. Perciò facciamoci coraggio e partiamo. Rispettiamo la tradizione e cominciamo da un sempre grintoso ed energico coach.

Buonasera coach Casellato e grazie per la disponibilità; è ancora a lavoro?
Sì, io non mi fermo quasi mai. Ed anche i ragazzi, loro hanno una serie di richiami, ogni due settimane circa. Mi piace il mio lavoro e non faccio fatica a farlo.
Beato lei, io in questo periodo mi stanco solo a pensare di dover fare qualcosa, ma ad un certo punto dovrà ricaricare le batterie no?
In realtà sono molto più agitato quando non lavoro di quando sono in piena attività. Inoltre adesso sono anche Direttore Sportivo perché il nostro precedente ha accettato un incarico di assessore comunale, quindi ho giornate molto piene, ma sono contento di dedicarmi anche ad altro perché mi consente di avere una formazione completa anche su altri argomenti legati al Rugby. Comunque sì, mi concederò una vacanza ad agosto nella settimana di ferragosto.
Rovigo e rugby sono molto legate, il contesto è molto impegnativo, qui se vincete 60 – 28 vi rimproverano con un ‘Eh, ma 28 punti li hanno fatti’. Immagino che mantenere gli standard sempre elevati richieda notevoli sforzi.
In effetti qui c’è solo il Rugby, che se da una parte porta ad avere lo stadio sempre pieno e tanto sostegno, dall’altra c’è sempre molta attenzione al dettaglio delle singole prestazioni che ti costringe a restare sempre sul pezzo. Anche se a me piace seguire altri sport, sempre per restare in ambito formativo, per esempio adesso sto seguendo la nazionale femminile di calcio ai mondiali.
E ai suoi ragazzi che consiglio darebbe, in base alla sua esperienza?
Di non rinunciare mai.
Invece, sempre secondo lei, parlando fuori dai denti, cosa servirebbe al nostro movimento per fare un ulteriore salto di qualità?
Ci vorrebbe meno politica e più rugby. Purtroppo, però, quando hai grandi realtà da gestire devi fare i conti anche con quella. Sarebbe bello che restasse ai margini.
Concludo con la nostra classica domanda: qual è il giocatore più pirata che ha mai incontrato?
Harley Crane, mediano di mischia che allenavo nel Veneziamestre, un animale da rugby, ha giocato anche con una frattura esposta di un dito.
Effettivamente sembra essere un ottimo candidato alla ciurma, così come lo è di ufficio il coach Casellato che ringrazio tantissimo.

