Invisibile, non visto, cometa e formaggini: il Mondiale di Rugby 2019 in Italia

di Emy Forlani

La RWC 2019 è iniziata da pochi giorni e, per la prima volta, in Italia non è possibile vedere in tv tutta la manifestazione: la Rai, che sul filo di lana ha acquisito i diritti di trasmissione per il nostro Paese, trasmetterà solo 17 partite in tutto, cioè quelle dell’Italia più pochi altri incontri della prima fase e poi la fase finale.

Visto il numero esiguo delle partite scelte, inevitabilmente ci sono vittime eccellenti fin da subito come, ad esempio, Argentina-Francia, solo per dirne una.

Il risultato è un Mondiale che in Italia si “sente” ancora meno del solito, una RWC invisibile e non vista, trasmessa a spizzichi e bocconi, pochissimo pubblicizzata dalla stessa Rai e non aiutata neppure, e questo non è colpa di nessuno, dal fuso orario giapponese.

Su siti, blog, forum e social, da settimane si inseguono notizie tipo il goal di testa di Zoff e “scusi, chi ha fatto palo?”: quante partite? Dove? E le altre?

L’accordo con la Rai è stato ufficializzato a pochissimo dall’inizio della manifestazione, si è scoperto che non sarebbero state trasmesse tutte le partite, la promozione dell’evento è ridotta ai minimi termini. A ciò bisogna sommare le voci contrastanti sulla trasmissione in streaming delle partite sul sito/app della Rugby World Cup, che, forse, avrebbe potuto essere oggetto di una qualche comunicazione ufficiale, che avrebbe dimostrato attenzione verso gli appassionati, e sull’eventuale disponibilità di differite sul sito/app Rai Play, cosa non di poco conto visto il fuso orario.

“Piuttosto che niente, meglio piuttosto” si suol dire e, certamente, non vedere niente e rimanere uno dei pochissimi paesi che non hanno acquistato i diritti tv della RWC starebbe stato assai peggio. Però, anche il “piuttosto” forse poteva essere pensato un pochino meglio. Certo, il tempo non è stato molto, visto che i diritti sono stati presi molto tardi.

Il motivo non è difficile da intuire: il rugby in Italia non vende e non si vende. Non fa audience, quindi non porta introiti di pubblicità, quindi nessuno fa la fila per trasmetterlo: viviamo in un’altra galassia rispetto alle altre Union del 6 Nazioni e ci viene ricordato di continuo e in ogni modo.

Il rugby tornato in chiaro sulla Rai, però, è stato salutato con favore come possibilità epocale di visibilità per la palla ovale in Italia. Giustissimo, ma con un Mondiale “monco” e zero promozione?

Teniamo pure buono il “piuttosto”, anche se le poche partite trasmesse fanno venire i bruciori di stomaco ad ogni appassionato e fanno perdere tantissimo il coinvolgimento in un evento tanto atteso come un Campionato del Mondo, ma perché non cercare di ricavarne il massimo?

Certo, si torna a “il rugby in Italia non vende e non rende”, però, visto che qualcosa viene trasmesso, non sarebbe stato un bene per tutti, Rai inclusa, investirci qualche soldo per cercare appunto di farselo un minimo rendere? Dopotutto è un Campionato del Mondo e non un torneo delle parrocchie, è un evento sportivo che sarà seguito nel mondo da un numero enorme di persone e che muove 3 miliardi e rotti di euro e l’Italia partecipa, ma lo fa in un vuoto cosmico di attenzione ed investimenti.

Forse, se l’accordo con la Rai fosse stato chiuso con adeguato anticipo e non all’ultimo, le cose sarebbero potuto essere un po’ diverse? Ad esempio, e non so perché tra tutti i prodotti mi venga in mente proprio questo, avendo saputo con congruo anticipo della visibilità sulla Rai, la Galbani avrebbe bussato alla porta della FIR proponendo magari una campagna pubblicitaria con i magneti con le faccine degli Azzurri nelle confezioni dei formaggini Belpaese?

Il cane che si morde la coda ormai sembra essersela mangiata quasi tutta: una Nazionale che perde sempre non ha appeal, non avendo appeal non ha sponsor e visibilità, non vincendo e non avendo visibilità e sponsor non fa da traino per una crescita del movimento, senza crescita del movimento la qualità e il numero dei giocatori formati sono troppo bassi, con numeri e qualità troppo bassi la Nazionale continua a perdere, continuando a perdere non ha appeal, etc etc etc. Insomma, la Fiera dell’Est.

Una RWC 2019 trattata un po’ meglio non avrebbe certamente fatto miracoli ma sarebbe comunque stata probabilmente un’occasione da sfruttare un po’ meglio da parte di tutti.

A noi appassionati rimangono i bruciori di stomaco per tutto quanto elencato ed un velo di tristezza per non riuscire a sentire e goderci come merita un evento che aspettiamo ogni quattro anni come il passaggio di una cometa.

“L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote” (Michelangelo)

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