Un pilone anomalo, il professor Paolo Buonfiglio

Alla vigilia del secondo test match di venerdì scorso a Parma ho aperto le porte della nostra Club House al rappresentate del Granducato in terra ducale, anche lui arrivato quest’anno in casa Zebre dalla Top12. Paolo Buonfiglio, pratese, classe 1995, pilone sinistro cresciuto rugbisticamente a Mogliano col mitico coach Costanzo.

Ciao Paolo, buon pomeriggio, come stai?

Ciao, bene, dai. Provato, ma molto bene – ride – la preparazione è molto intensa, ma sto bene.

L’hai detto tre volte, quasi ad auto-convincerti. È tosta?

Molto impegnativa, sì – continua a ridere – ma stimolante ed alla fine anche piacevole. C’è stata molta parte giocata, è stata più faticosa dal punto di vista fisico. Il livello è più alto rispetto al Top12, qui c’è più intensità in tutto e devo prendere le misure, mi devo confrontare con giocatori di livello ed esperienza più alti.

Tu non sei mai stato permit a Parma vero? Che impressione e che stimoli hai?

No, io sono stato invitato e non ero tra i permit. L’ambiente è accogliente, la concorrenza è tanta, ma siamo agevolati dal fatto di avere i nazionali impegnati nel mondiale che ci dà tante possibilità.

Tu sei nato rugbista a Prato, ma sei cresciuto a Mogliano dove sei stato cinque anni, infatti hai una leggera cadenza toscana. Quanto è stato difficile lasciare Mogliano?

Decidere non è stato difficile, anzi, è stata la realizzazione di un desiderio. Affettivamente, invece, è stato difficilissimo. Sono stato cinque anni a Mogliano, in cui è successo di tutto. Tante esperienze che dal punto di vista formativo sono state molto significative. Sono cresciuto sia come giocatore, ma ancora di più come persona. Siamo passati da un quasi fallimento, alla rinascita della società, tutti insieme. Mogliano antepone il desiderio del giocatore alle proprie velleità societarie, quindi anche loro mi hanno incoraggiato nella mia decisione.

Grazie Paolo per avermi raccontato questa bella storia. E per non commuovermi troppo e tornare a farmi i fatti tuoi in leggerezza dimmi, se tu non avessi fatto il rugbista cosa avresti fatto?

Sicuramente sarei rimasto comunque nel mondo dello sport. Non lo so… avrei fatto il fisioterapista o il preparatore atletico. Sto studiando scienze motorie perché credo che lo sport possa aiutare a rendere al meglio in tutti gli ambiti della vita. Mi piacerebbe poter trasmettere la filosofia sportiva, insegnare ai ragazzi.

Qui abbiamo aperto una parentesi familiare. Sì, perché sia mia madre che quella di Paolo sono insegnanti, così ci siamo scambiati ricordi, impressioni e tante altre chiacchiere che vi risparmio, però interessanti e divertenti.

Un rugbista anomalo con la passione dello studio, suppongo quindi che ti piaccia leggere?

Sì, mi piace leggere più generi possibili, in questo momento sto leggendo ‘Il maestro e Margherita’ di Bulgakov – una cosa leggera, il nostro Prof ne sarebbe contento – anche se ho la passione per i gialli. I miei preferiti sono quelli di Poirot che ho scoperto da adulto.

Visto il livello delle letture, per rilassarti cosa ti piace fare, scomponi l’atomo?

Ride. Sto imparando a suonare la chitarra – anche te, alle Zebre potete mettere su una banda con Boni e Padovani – sì, infatti ne ho parlato con loro. Poi mi piace cucinare. Mi metto in cucina con Irene, la mia fidanzata e prepariamo qualcosa. Più io adesso, lei sta preparando la tesi sempre in scienze motorie.

Galeotto fu il corso di laurea. Brava Irene, in bocca al lupo.

Ti piace il mondo dello sport, ne segui qualcuno in particolare come tifoso?

No, diciamo che mi piace seguire lo sport di alto livello, non uno in particolare, mi piace vedere la prestazione sportiva e capire il lavoro che ci sta dietro – sempre più anomalo questo pilone – ogni sport è bello, quindi sì, lo seguo in realtà senza seguirne uno in particolare.

Allora dato che ti piace lo sport di alto livello, sei fortunato perché in questo periodo ci sono anche gli europei di pallavolo. Con delle interessantissime sfide. E visto che ti piace lo sport e la sua analisi scientifica apro la biblioteca ovale della nostra Club house e ti consiglio di leggere “Le regole del gioco” di Marco Malvaldi. Un’analisi matematica della prestazione sportiva.

Grazie, non lo conosco, lo leggerò sicuramente.

Ti va di farmi una breve sintesi della partita di Treviso?

Sì, a Treviso è stato un test positivo, abbiamo avuto delle piacevoli conferme ed abbiamo capito dove ci dobbiamo concentrare maggiormente. Abbiamo fatto analisi video della partita soffermandoci sulle aree di miglioramento perché alla fine a questo servono le amichevoli: a testare il grado di preparazione fisica. Anche se vincere fa bene e aiuta sempre. Tornare a casa canticchiando sicuramente è più piacevole.

Allora tra libri, maestre, musica e congiuntivi tutti azzeccati io continuerei a parlare con te ancora per molto ma: uno non è possibile, due se ti chiedo tutto ora di cosa parliamo la prossima volta?

Sì, infatti, la prossima volta si deve fare il lato B – sempre a proposito di musica.

Allora ti saluto con la classica domanda di congedo, qual è il giocatore più pirata che tu abbia mai incontrato?

Matteo Corazzi, colui che è stato il mio coinquilino per quattro anni a Mogliano. Ha la giusta dose di pazzia per stare su un galeone dei pirati.

Segno Matteo nella ciurma. Grazie Paolo, per la disponibilità, la cortesia e tutto quello che ci siamo detti.

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