
di Giulia Mastromartino
Martedì sera, 14 maggio, I Medicei hanno festeggiato la fine del campionato 2018/2019 ed è stata un’occasione per condividere alcune riflessioni e gioire di tutto quello che di positivo è stato fatto in questa stagione.
Come ha detto il presidente Lucibello dopo la gara del 27 aprile, “chiudere al sesto posto alla seconda partecipazione ufficiale nel Top12 è, a tutti gli effetti, un ottimo risultato“, oltre che un buon punto di partenza per iniziare una serata all’insegna del divertimento, del buon cibo e del buon vino.
Superata l’emozione iniziale ed il leggero stordimento di una birra bevuta quasi a stomaco vuoto (d’altronde provate voi a servirvi ad un buffet insieme ad una squadra di rugbisti professionisti, peraltro dopo un allenamento, rimanendo sobri), ho potuto partecipare ai festeggiamenti, che si sono aperti con i ringraziamenti a tutti i partner dei gigliati e sono proseguiti con le premiazioni dei giocatori.
Tra urla goliardiche in svariate lingue del mondo, che hanno fatto assomigliare questo momento più a un rito tribale che a una premiazione, seppure informale, Simone Cornelli, mediano di apertura piacentino classe 1998, fresco di convocazione con la Nazionale Seven ed autore nell’anno di diverse mete importanti, si è aggiudicato il premio della stampa come miglior giocatore.
Sempre a proposito di realizzazioni, Lorenzo Giovanchelli, tallonatore, è stato premiato come autore della migliore meta, schiacciata contro la Lazio nella partita del 6 aprile, mentre i giocatori hanno riconosciuto alla terza linea sudafricana Carel Greef il premio come miglior giocatore della stagione. Menzione d’onore per Alberto Bottacci, terza linea, che ha ricevuto un riconoscimento alla sua carriera di studente, essendosi laureato in economia aziendale.

Ringraziamenti e saluti commossi sono stati poi rivolti da tutta la dirigenza e dal pubblico presente a Cristian Cerioni e Lorenzo Lubian che salutano Firenze, I Medicei e il rugby giocato per dedicarsi ai loro progetti di vita (in bocca al lupo ragazzi e grazie), mentre il presidente non si è volutamente sbottonato sui nomi dei giocatori in arrivo nel capoluogo toscano.
Pur essendo una squadra giovane, sia come anagrafica dei componenti che come club sportivo (il progetto de I Medicei nasce nel 2015), ho trovato un gruppo affiatato e desideroso di vittorie, consapevole che il prossimo anno li vedrà tutti impegnati nella conferma di quanto ottenuto in questa stagione e nella conquista di migliori traguardi. Progetto sicuramente ambizioso per una società così giovane, ma conscia dei propri mezzi e delle proprie potenzialità, sostenuta anche da un contesto, quello del comune di Firenze, che vede fondi stanziati e messi a bilancio per la realizzazione di varie strutture tra cui la nuova palestra al Padovani.
Tengo a precisare, inoltre, che tra gli obiettivi del comune c’è quello di portare nel capoluogo gigliato il Sei Nazioni e, dato che negli ultimi tre anni i test match della nazionale disputati al Franchi hanno visto un positivo bilancio di due vittorie, tra cui quella meravigliosa del 2016 contro il Sud Africa e quella significativa dello scorso novembre contro la Georgia, posso affermare che quanto mento Firenze al rugby porta bene. Quindi perché no?
Sogni? Utopia? Blasfemia? Forse, in una realtà calcio-centrica come quella fiorentina c’è sicuramente spazio anche per il movimento della palla ovale che sta prendendo sempre più campo nelle giovani generazioni. D’altronde si sa che gli italiani sono un popolo di navigatori, santi, allenatori e geni pazzoidi. Quindi non mi stupirei se in futuro vedessi il centro tecnico di Coverciano adibito anche a casa del rugby azzurro.
