QUANDO UN CAMPIONATO NON E’ TOP


È da un po’ che penso a come impostare il discorso sui nostri campionati nazionali di rugby. Non è molto facile parlarne nello stesso articolo, ma ci provo ugualmente, perché rugby maschile e femminile non sono lo stesso sport. Hanno le medesime regole è vero, ma non sono uguali. Le ragazze sono oggettivamente più vincenti ma, ahimè, ricevono un terzo dell’attenzione mediatica rispetto ai colleghi maschi che scarseggiano di risultati dai tempi di Riù.

A dirla tutta ricevono scarsa ed approssimativa attenzione anche dalla Federazione, sempre attenta ad organizzare la parte maschile dimostrando che laddove la sua assenza strilla, il risultato brilla. Quindi forse è meglio che continui questo disinteresse. Chi, al contrario, guarda con attenzione alle nostre ragazze, sono i Club d’oltralpe che anche quest’anno si sono aggiudicati tre dei nostri gioielli nazionali. Sara Tounesi, Silvia Turani e Francesca Sgorbini si sono, infatti, avviate in terra francese per provare un’esperienza estera. Impoverendo, di fatto, il nostro campionato e soprattutto le Furie Rosse che però vedono tornare Giada Franco, altro patrimonio nazionale, reduce a sua volta da un’esperienza in terra inglese, importante seppur breve.

Ricapitolando, per quel che attiene il rugby femminile potremmo riassumere con un sempre valido ‘Nemo profeta in patria’ al quale aggiungo “salvo poi diventare tutti tifosi quando le ragazze riscuotono successi in campo internazionale”. O quando c’è da accaparrarsi qualche consenso.

Passiamo così al dark side of rugby, quello maschile, attualmente anche fonte di spunti e discussioni variegate.

Dicevo in apertura che non è facile, perché, oltre alle succitate differenze oggettive, le notizie circa la partenza dei campionati sono poche e confuse. Prima di tutto, quante squadre si iscriveranno al Top12? Perché se è vero che FIR ha dato delle indicazioni molto generiche, a tratti farraginose, è altrettanto vero che anche le squadre (non tutte a dire il vero) non sono state da meno e ad oggi, nonostante il termine ultimo sia stato spostato al 22 agosto, ancora non sappiamo quante parteciperanno al fu Eccellenza.

Purtroppo la pandemia ha crudelmente evidenziato i limiti del nostro movimento e del mondo ovale. Pochi soldi, scarse strutture, una feroce competizione con altre quotidianità sportive molto più accattivanti. Un movimento dove si contrappongono due realtà: la prima dove si campa di pane e rugby, magnificamento rappresentato da Club che stanno conducendo la campagna acquisti esattamente come Carrie Bradshow consiglia di fare shopping in Sex and the City, “Spendi tanto, compra molto e sarai soddisfatta”. La seconda, dove il rugby è stato importato, o è arrivato in vari modi e lo si sta coltivando chi con fatica, chi meno, rappresentato da Club che stanno allestendo le fila delle proprie compagini impiegando capitali e risorse in modo più oculato e concreto, un po’ alla Francesca Cacace prima di sposare il signor Sheffield insomma.

In questo bipolarismo schizofrenico, si inseriscono le Fiamme Oro una realtà a sé stante che scatena sempre violente liti nel mio condominio mentale motivo per cui preferisco sorvolare non coinvolgendovi, già faccio fatica a gestire loro.

Una volta appreso quante squadre ci saranno, potranno definirsi i calendari e magari capire anche se ci saranno le retrocessioni e si potrà finalmente ripartire in modo concreto verso la nuova fase del nostro movimento.

In buona sostanza ricapitolando, seguiamo di più il campionato femminile, per tutto il resto ci ritroviamo un po’ nella situazione che cantavano i Litfiba: “Ma la speranza è l’ultima a morire, chi visse sperando morì non si può dire.”

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