In Da House: Riccardo Michieletto il Drugo di Zero Branco


Che il mondo dello sport regali belle storie non è una novità. La novità è che il protagonista di una di queste si affidi a me per raccontarla, il che mi rende onorata perché questa è davvero bella e mi ritengo una privilegiata a poterlo fare anche se, deve ammetterlo, sono un po’ in ansia.

Il protagonista è Riccardo Michieletto, veneziano classe 1994, seconda linea del Petrarca Padova, capelli e barba lunghi, folti e un po’ scompigliati. A primo acchito mi ha ricordato Drugo de Il grande Lebowsky, ma quando ti guarda non puoi fare a meno di notare una luce tutta particolare negli occhi. Gioca a rugby da quando aveva 6 forse 7 anni, cresciuto nelle fila della Benetton diventandone capitano, dove è rimasto fino alla conclusione del percorso Under20 al termine del quale ha preferito conseguire il diploma piuttosto che entrare in Accademia – era l’ultimo anno del liceo scientifico e volevo terminarlo a Treviso – per poi trasferirsi a Padova per vestire la maglia dei tutti neri veneti.

È un ragazzo determinato Riccardo, nonostante la giovane età, già a 19 anni aveva ben chiaro cosa volesse fare nella sua vita, che sapeva benissimo non sarebbe stata solo rugby. Infatti Padova gli ha offerto oltre ad una grande società ovale anche una prestigiosa Università.

La sua carriera agonistica subisce molti stop a causa dei tanti infortuni (5 operazioni tra spalle, ginocchia, polsi. Ultimamente anche un timpano sfondato durante l’ultimo derby), che gli precludono anche la possibilità di avvicinarsi al mondo Pro14 come permit. Uno di questi si presenta nel 2014 in Nuova Zelanda durante il mondiale Under20. Riccardo sta male, un malessere generale, il suo corpo ha strane reazioni, il fisico si debilita perde più di 20 kg, gli parlano di stress, lui che è alto 194 centimetri per 117 chili, a Firenze si direbbe un ragazzone, è spossato. C’è qualcosa che non torna in questa situazione e il nostro protagonista lo sa, non capisce cosa sia ma sa che qualcosa non quadra, infatti non è stress e dopo una serie interminabile di visite, esami e dottori che lo rivoltano come un taschino dei jeans gli viene diagnosticato il morbo di Crohn. Non è un infortunio che curi e che riabiliti con la fisioterapia, no, è un ospite indesiderato che ti accompagnerà vita natural durante e sicuramente ti romperà anche le palle (ovali e non solo), per quella che è la tua passione.

Ma la pessima enterite non sa con chi ha a che fare e che per quanto possa provare non riuscirà a prevaricare e ad avere la meglio. Nonostante il forte dimagrimento e la debilitazione fisica Riccardo riesce comunque a continuare a giocare grazie alla cura giusta che argina e spinge alla remissione della malattia.

7 a 0 palla al centro e si continua. Dicevo ragazzo determinato il nostro, nei suoi progetti era contemplata la facoltà di Economia che non riesce a centrare subito, (è a numero chiuso il corso di laurea) al primo tentativo trovandosi così costretto a ripiegare su Statistica e Finanza. Ma la seconda volta supera l’esame di ammissione e conclude il primo livello in tre anni, perfettamente in corso.

Credit Fotovale

Quindi hai fatto per tre anni il rugbista professionista e lo studente universitario e sei sopravvissuto?

Ride. Sì è stato duro, dovevo conciliare i tempi per preparare gli esami con quelli per giocare, allenandomi. Avevo un programma preciso, tutti i giorni dovevo andare a letto con la consapevolezza di aver prodotto qualcosa e non aver sprecato la giornata. Se mi dico oggi ho prodotto qualcosa, sono soddisfatto.

Lo sai vero che hai il perfetto profilo da serial killer?

Continua a ridere.

Ridi ridi, te lo dice una che vive nell’unica città italiana che ha passsato anni tremendi a causa dell’unico omicida seriale peraltro mai arrestato (maledetto mostro). Ma torniamo al nostro protagonista.

E dopo la triennale?

Ho fatto un tirocinio in Kering Eyewear (Kering Group è un gruppo francese proprietario, tra gli altri, di Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Alexander McQueen, Pomellato, insomma robuccia ecco, due cosine così [ndg] nota di Giulia), nel settore dell’ottica per lo sviluppo ed al termine del tirocinio ho iniziato la Magistrale in Business Administration che ho terminato in due anni con una tesi su Fantic Motor sullo sviluppo strategico dell’azienda.

Questa la so, ti sei laureato con 104 l’anno scorso. Se qualcuno mi vedesse si accorgerebbe che sto facendo la ruota peggio del più vanitoso dei pavoni.

Sì, esatto mi sono laureato a dicembre.

Il giorno della laurea

E sei rimasto alla Fantic? L’ho detto vero che non mi faccio mai i fatti miei?

No sono tornato in Kering perché mi sono proposto uno stage formativo in area product management e loro hanno accettato la mia candidatura, finisco a maggio.

E come fai col Petrarca?

Beh loro mi hanno proposto un contratto part-time, credo di essere uno dei pochi, se non l’unico forse, ad avere un contrato part – time in Top12. Così mi posso allenare per metà settimana con la squadra e l’altra metà da solo ma posso andare a lavoro, anche lì faccio part-time. Mi hanno concesso questa possibilità.

Ma scusa quindi hai studiato e giocato per cinque anni e adesso giochi e lavori e nonostante tutto riesci ad avere una vita sociale normale?

Sì, come ti dicevo io pianifico quasi tutto. Ho un’organizzazione che prevede obiettivi a corto, medio e lungo termine. Senza obiettivi a corto e medio termine non arrivi a quelli a lungo termine. Certo non pianifico tutto perché ho imparato che ci sono cose che è giusto vivere quando capitano, ed anche che troppa pianificazione ti priva di quello che di bello stai vivendo. Tendere sempre ad un obiettivo è importante, ma lo è altrettanto godersi il momento, assaporare dove sei e con chi sei.

Io sono senza parole, e credimi capita raramente. Ma hai la capacità di far apparire del tutto semplice e naturale quello che hai fatto. Mentre in realtà è stato un cammino arduo quasi una prova di sopravvivenza. Parlavamo dei tuoi infortuni.

Sì, per esempio la scorsa stagione mi sono operato al tendine rotuleo e dovevo tornare a gennaio/febbraio ma era il periodo in cui avevo sospeso la terapia contro il morbo di Crohn ed ho avuto una ricaduta. Fortunatamente non è stata virulenta come la precedente e, soprattutto, ero a conoscenza della malattia così ho potuto contrastarla subito. Ma sono dovuto restare fuori dal campo un po’ più a lungo del previsto. Adesso ho ripreso la cura e sto meglio.

In questa tua esperienza ci sono tante fasi statiche e tante ripartenze, per parlare rugbistichese, ma come hai fatto a conciliare tutte queste vicissitudini che ti hanno isolato, per così dire, in un contesto, com’è quello ovale, nel quale invece vivere nel gruppo e la realtà del branco sono molto importanti?

Io devo solo ringraziare la mia famiglia in primis che mi ha sempre sostenuto ed anche il Petrarca con la R maiuscola perché ha sempre creduto in me e loro sono la mia seconda famiglia davvero. Ed allo stesso modo devo ringraziare i miei compagni di squadra che non mi hanno mai escluso e, anzi, hanno sempre rispettato i miei tempi e le mie pause. Come ti dicevo non ho fatto una vita segregata né mi sono privato di tante cose. Mi piace divertirmi con gli amici, amo molto la musica, mantengo uno stile di vita sociale equilibrato, giusto insomma. Sono consapevole che devo anche seguire un regime alimentare particolare che non prevede alcune cose ma non è un problema. Ma io sono uno competitivo ai massimi livelli su tutto – dai giura? Me ne sono accorta in campo – la prima competizione è con me stesso, andare fino in fondo in tutto quello che faccio.

Credit Pepissio

Diciamo che sei uno che butta il cuore oltre l’ostacolo.

Mi piace questo concetto. Diciamo che adesso mi diverto molto, paradossalmente nonostante sia l’anno in cui mi sono allenato meno, è quello in cui sto giocando di più. Ho del tempo libero che mi godo, come ti dicevo prima ho imparato che certe cose le devi lasciare andare e che pianificare, regolarizzare, inquadrare ti attanaglia solo la testa e non ti porta da nessuna parte. Invece così la mia testa è arrivata laddove non è arrivato il mio corpo.

E adesso che hai tempo libero, quei dieci minuti in cui non fai niente come ti rilassi?

Ride. Guardo le serie tv oppure vado in moto. Ho un’Aprilia Dorsoduro 1200 non so se conosci.

Sì, la conosco. Anzi conosco il mondo delle moto molto bene, vi risparmio i particolari, vi basti solo sapere che siamo stati al telefono più di un’ora.

Quindi il motivo per cui hai fatto lo stage alla Fantic è perché sogni di lavorare nel mondo dei motori?

Sì anche, se parliamo di sogni nel cassetto sicuramente le due ruote hanno un ruolo importante. Tuttavia quello che sto facendo in Kering mi piace molto, mi sta appassionando sempre più, è sicuramente un’esperienza molto formativa.

Sai come si dice? Quattro ruote trasportano un corpo, due ruote trasportano un’anima.

No, non lo sapevo.

Poi ci sono io che guido le due ruote alla stregua di uno scippatore rincorso dalla polizia ma anche questo è un altro discorso. Ti faccio invece una domanda, l’ultima davvero, per togliermi una curiosità personale. C’è stato qualcosa del rugby che hai portato nel modo accademico e qualcosa del mondo universitario che hai portato nel rugby?

Me lo hanno chiesto varie volte sai. Ma no devo dirti che sono due mondi separati. Li ho affrontati nella stessa maniera ma non sono mondi che si combinano, anche perché per fare bene l’uno lo devi tenere nettamente separato dall’altro.

È giunto il momento dei saluti. Grazie Riccardo per aver condiviso la tua storia con me, spero di riuscire a raccontarla nella maniera giusta facendo arrivare a chi la legge la grinta, la passione e la determinazione che mi hai passato attraverso il telefono.

“Lavora in silenzio e lascia che sia il tuo successo a fare rumore.” [Emiliano Dall’Uomo]

2 thoughts on “In Da House: Riccardo Michieletto il Drugo di Zero Branco

  1. Ho l’onore di conoscere Riccardo e devo dire che è un grande Uomo e un professionista dal cuore d’oro.

  2. Un ragazzo forte e determinato! Sono stata una sua docente alla scuola secondaria di 1 grado , un alunno che ricordo molto bene , gli esprimo il mio affetto e mi congratulo per il traguardo raggiunto negli studi e per la carriera sportiva . Bravo Ricky sei una soddisfazione per tutti !Dipi

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