
Si riparte da qui. Dai folletti irlandesi e il loro Grande Slam. Dal drop di Sexton contro i galletti. Dalle magie di Sexton. Dal piede di Sexton. Dal suo carisma, dai suoi punti, dal suo essere World Rugby Player of the year. Ma se dicessimo che il green team è Sexton-dipendente saremmo degli ignobili bugiardi. Vogliamo parlare della mischia? Capitan Best, Cronin, Furlong, Healy, Stander, Toner. E le frecce che possono lanciarsi dalle retrovie? Kearney, Henshaw, Aki, Stockdale, Larmour, Ringrose, Farrell. Così tanti che tutti non ci possono stare in campo. Con in più quel cane rabbioso di Murray a fare da collegamento tra le parti. Fanno paura. Tanta e a tutti. Non a caso il loro obiettivo va oltre questo 6 Nazioni: il Giappone, gli All Blacks, la vetta del mondo. Che la testa sia già lanciata troppo avanti? Lo vedremo, ma credere che questa Irlanda non possa accaparrarsi tutti i bottini a cui mira nel corso dell’anno sarebbe da stolti.
Ma si riparte anche da qui. Dal XV della Rosa che da grande favorita è sprofondata nell’abisso al termine della scorsa edizione. I figli prediletti della Regina guidati da capitan Farell e mister Jones in panchina devono girare l’ago della bilancia verso il proprio Nord. 6 Nazioni? Mondiale? En plein? La prima giornata vedrà di fronte i grandi vincenti e i grandi sconfitti. Conferme e rivalse. Si lotta fin da subito per il bottino grosso. Cancellate ogni impegno. Fidatevi, ci sarà da divertirsi.
Ancora prima, nell’anticipo del venerdì sera, Francia-Galles. E anche qui dubbi, incertezze, domande. Questa Francia dove vuole arrivare? Brunel sarà in grado di farle spiccare il volo? E Bastareaud, pilone travestito da centro, nemmeno convocato per l’opening game? Al suo posto il giovanissimo esordiente Ntamack che tanto sta facendo bene a Tolosa. E l’assenza di Teddy Thomas, scoppiettante nelle uscite della scorsa stagione, peserà sui risultati finali?
Dall’altra parte i Dragoni, con le solite buone possibilità, il solito buon gioco, la solita rude perspicacia e grande inventiva. Un Galles che un giorno è a un passo dalle stelle e il giorno dopo raschia il letame nelle stalle. La pool in Giappone sarà dura (Wallabies, Georgia, Fiji e il meno pericoloso Uruguay) e le ambizioni di arrivare fino in fondo si devono costruire necessariamente fin da adesso. Se vuole diventare grande questo Galles deve prima dimostrarsi all’altezza. Il primo passo per farlo però passa da Parigi e siamo certi che i Coqs non se ne staranno a guardare. Anzi.
Infine Scozia-Italia. Al Murrayfield suoneranno cornamuse o mandolini? O’Shea e i nostri sono da diverse stagioni che presentano i miglioramenti dell’Italrugby e i tifosi si dividono tra speranzosi e disillusi. Lo scorso anno nella partita di chiusura del torneo andammo molto vicini alla vittoria contro i Cardi britannici e quest’ultimi, battendoci, si accaparrarono addirittura la terza piazza finale. Ora, passato un anno, accumulando prestazioni positive anche se non eccelse, la volontà popolare chiede risultati. Il Giappone per gli Azzurri sarà una vetrina importante ma andare oltre la pool per la prima volta nella nostra storia sembra essere una missione quasi impossibile con i neozelandesi e gli Springboks davanti, pertanto una buona prestazione al 6 Nazioni potrebbe rivelarsi una grande, enorme soddisfazione, arrivando da anni di dannati cucchiai di legno.
Da parte sua la compagine di Townsend dovrà bissare le buone prestazioni della scorsa stagione, su tutte la vittoria contro gli inglesi, e confermare i test match più che positivi della seconda parte del 2018. Partita decisamente complicata per Parisse e i nostri ma non impossibile. E se è vero che chi ben comincia è già a metà dell’opera… potrebbe scapparci un torneo azzurro memorabile (e fateci sognare, suvvia!).
