Addio orgoglioso: All Blacks medaglia di bronzo [HIGHLIGHTS]

Molti si chiedono che senso abbia giocare una finalina per assegnare il terzo e quarto posto. Le motivazioni in campo sono sicuramente minori rispetto a quelle che si possono avere nelle semifinali e nella finalissima. Alcuni hanno addirittura paura che possa trasformarsi in un tutt’altro che emozionante garbage time, come lo chiamano gli americani.

Beh… andatelo a dire agli uomini di Hansen. Andatelo a dire a uno come Sonny Bill Williams che saluta oggi il rugby internazionale. O a Coles, Ben Smith, Todd, Crotty. O Kieran Read, il capitano di mille battaglie tuttenere. Non avete il coraggio, eh?

Oppure provatelo a dire al movimento gallese, che dimostra continuamente il proprio orgoglio e l’affetto incondizionato ai suoi colori. Loro che con 3 milioni di abitanti avevano come obiettivo quello di arrivare sul tetto del mondo ovale. Non ce l’hanno fatta, ma forse mai come quest’anno Gatland è riuscito a mettere la pulce nell’orecchio a tutti gli appassionati e addetti ai lavori.

La Nuova Zelanda salva il proprio nome e si riscatta, anche se parzialmente, dalla sconfitta patita con gli inglesi. Il Galles predica ancora una volta tenacia e passione. Guardare questa partita, che non serve (quasi) a nulla, non può che essere istruttivo: da questi giocatori, da queste attitudini in campo, da questi staff, da questi movimenti nazionali tutti hanno solo due cose da fare. Alzare il cappello e prendere appunti.

Finisce 40-17 per Read e soci. Adesso entrambe le formazioni sono chiamate a rifondarsi e iniziare un nuovo ciclo con nuovi giocatori, nuovi leader, nuovi allenatori.

Ultimo appuntamento della Rugby World Cup domattina ore 10, diretta su RaiDue e RaiPlay. Cosa c’è in palio? La gloria, la storia, la Webb Ellis Cup. Inghilterra-Sudafrica. Noi abbiamo già i brividi.


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