Il nostro lungo percorso di avvicinamento alla Rugby World Cup in Giappone ci ha portato per molti lidi. Tra molte squadre. Chi in crescita, chi in difficoltà. Qui trovate tutte le nostre tappe macinate fino a ora. In questo momento ci troviamo a metà strada. Mancano ancora dieci nazionali da approfondire e scoprire. Oggi, per la prima volta, facciamo approdo in una terra veramente ovale. Una tra le grandi, tra le cosiddette Tier 1. Una nazione che sta emozionando e stupendo tutti per il rugby che sta esprimendo. Ovviamente parliamo della

Attenzione: puntualizziamo subito un nodo importantissimo riguardo a questa Argentina. Abbiamo detto che stanno esprimendo un rugby stellare, concreto, vincente. Stiamo naturalmente parlando dei Jaguares, la franchigia degli albiceleste che si ritrova straordinariamente a giocare la finalissima del Super Rugby contro i neozelandesi Crusaders, bi-campioni in carica. Il primo accesso ai play-off del torneo downunder la scorsa stagione, la storia scritta quest’anno, la netta evoluzione in termini di gioco e risultati maturata dal 2016 a oggi, sono tutti mattoncini di un enorme muro di solidità e concrete aspirazioni per il futuro, che però devono riuscire a fare quel salto verso i risultati della nazionale.
Già, perché gli altri felini sudamericani, i Pumas, si sono dimostrati sempre più convincenti nel gioco, in particolar modo nel The Rugby Championship 2018, ma altalenanti in quanto a risultati. Basti vedere il tour europeo dello scorso autunno, che ha raccolto tre sconfitte nette: Irlanda, Francia e Scozia. La sfida sta tutta qui: compiere questo salto e tornare, come nella Rugby World Cup 2007, tra le big del mondo ovale, o rimanere a chiedersi come sia possibile che una franchigia composta quasi totalmente dalla nazionale argentina vinca contro tutte le australiane, le sudafricane e le neozelandesi e, poi, non riesca a far risultati a livello di compagine nazionale.

E occhio che queste considerazioni, visto com’è andata l’annata in casa Benetton e il miglioramento generale delle italiane in Europa, potrebbe benissimo colorarsi di Azzurro. Anche perché c’è qualcuno che dice che l’Italia dovrebbe essere come l’Argentina, pur restando il fatto che, tra noi e loro, ci sono almeno venticinque anni di distanza, come ricordava qualche anno fa Daniele Resini (l’articolo è del 2016, ndr).
Non rimane altro da fare quindi se non aspettare. Innanzitutto aspettare di vedere come andrà questa edizione in formato ridotto del The Rugby Championship, che potrà essere una vera e propria cartina tornasole delle aspirazioni argentine. Poi, ovviamente, comprendere l’entità delle proprie avversarie di pool, in particolar modo per quanto riguarda i francesi, bersaglio palese per la conquista del passaggio del turno, vista la probabile superiorità degli inglesi e la netta inferiorità di Tonga e Stati Uniti. Infine augurarsi che il lavoro di coach Mario Ledesma resti in linea con quanto fatto dai Jaguares. Un’altra finale in terra argentina nello stesso anno potrebbe portare a risvolti ovali pazzeschi. Impossibile?
