Barbarians: barbari gentiluomini

Inizia l’estate ovale con uno dei più classici appuntamenti: l’Inghilterra ospita i Barbarians a Twickenham. È Marler vs Marler. Il giocatore inglese dovrà affrontare la sua nazionale insieme alle altre stelle invitate dalla squadra bianconera.

Si chiamano Barbari ma sono l’élite del mondo ovale. “Il rugby è uno sport per gentiluomini di tutte le classi sociali, ma mai per un cattivo sportivo, a qualunque classe appartenga” recita il motto dei Barbarians, i Baa-Baas, la squadra di rugby più celebre al mondo, tanto da potersi permettere di non avere una sede, né un campo né una rosa di giocatori. Sì, perché la composizione della squadra cambia ogni volta che la compagine deve affrontare una nazionale.
Fondati nel 1890 in un hotel di Bradford, i Barbarians sono da sempre il club simbolo del rugby e di tutto ciò che questo sport rappresenta. E come tutti i simboli resta avvolto da un alone quasi mistico, composto da storie vere di vita vissuta, aneddoti e leggende metropolitane e internazionali. Non si gioca nei Baa-Baas, si viene invitati a farne parte per una partita.
Poche sono le conditio sine qua non per la loro esistenza, prima di tutte un sistema postale che funzioni. Le convocazioni, pardon gli inviti, infatti, arrivano per posta e sono di varia natura. Non esiste un criterio vero e proprio e tra i giocatori convocati ce ne deve essere sempre uno senza cap, cioè senza alcuna presenza in nazionale. La divisa è formata da maglia a strisce bianche e nere con calzoncini neri e calzettoni del proprio club di appartenenza. Una settimana di allenamento tutti insieme poi la partita. Il primo giocatore italiano ad essere invitato fu Stefano Bettarello, mediano d’apertura di Treviso nel 1987, a cui sono seguiti Diego Dominguez, Salvatore Perugini, Andrea Lo Cicero, Simone Favaro, Sergio Parisse, Martin Castrogiovanni, Leonardo Ghilaridni, solo per citarne alcuni. E sempre da Treviso arriva l’ultimo italiano invitato, nel 2018, per la partita contro i Pumas, Tommaso Benvenuti.

Ciao Tommaso, grazie per voler condividere con noi la tua esperienza. Mi togli una curiosità, per iniziare, ma davvero arriva la lettera di invito?
Sì, arriva la lettera a casa ma non solo, quando arrivi là, ti danno anche un invito scritto a mano. Ma ovviamente io ero stato avvisato prima che mi arrivasse la busta. Il progresso migliora tante cose, ma sciupa il lato fiabesco di certe situazioni.

Personalmente ho un’idea molto romantica di cosa significhi essere un Baa-Baas per una settimana, ma vorrei tu ci raccontassi cosa ti sei portato a casa di questa esperienza?
La maglia – ride – è veramente una bella maglia che prima o poi incornicerò. Poi una sensazione diversa, la consapevolezza di giocare per un qualcosa di più grande di te, che ti porta a sforzarti e a dare il meglio di te.

Qualcosa che va oltre la competizione, di diverso dalle tue esperienze di club e nazionale, è stato più difficile o più facile?
Sì, totalmente differente, sei lì per giocare ma non conosci le persone con cui devi fare squadra, non ci hai mai giocato insieme perciò il fare gruppo diventa più importante del giocare a rugby. Hai poco tempo per allenarti rispetto al club ed inoltre esci tutte le sere. Pure! Questa volta rido io, mi sta passando il romanticismo. Nonostante questo, però come ti dicevo abbiamo giocato un rugby di alto livello infatti abbiamo battuto l’Argentina [38-35, ndr] – sottolinea con una punta di orgoglio malcelato – perché siamo riusciti a creare in una settimana delle belle sinergie tra noi in modo anche piuttosto semplice.

A proposito di gruppo, domani inizia l’avventura giapponese della Nazionale, come ti senti, che sensazioni hai?
Mi sento bene, quest’anno ci ha regalato delle soddisfazioni come club che spero di poter portare anche in nazionale.

Ti confesso che lo spero anch’io, insomma buone sensazioni, ma sei pronto al ritorno al lavoro?
Sì, buone sensazioni, poi sarà un inizio tranquillo, il peggio arriverà dopo.

Chiudo facendoti la nostra classica domanda, qual è per te il giocatore più pirata, quello più filibustiere che tu abbia incontrato?
Federico Ruzza. Lui è sicuramente il più particolare, molto preciso, si arrabbia subito.

E niente Federico, ti riconosceremo la pirateria ad honorem dopo la nomination ricevuta anche da Steyn.

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