Raccontare la vicenda del Mar del Plata è un dovere per noi Pirati. La squadra di rugby che nel 1978 – l’anno del mondiale di calcio in Argentina – non si piegò alla logica dello “show must go on”, ma sfidò il regime militare di Videla per amore della palla ovale e della libertà.

Quella del Mar del Plata è la storia di una squadra di rugby del campionato argentino 1978, oltre che di un gruppo di amici e di fratelli, che finì decimata dagli omicidi politici.
Il primo omicidio è quello di Diego, 17enne di talento che “giocava al rugby e alla rivoluzione”, prelevato alla fine degli allenamenti e trovato in fondo a un fiume con una pallottola nel cranio.
La voglia di onorare la morte di un amico, il dubbio di dover pensare prima alla propria vita o alla propria famiglia, il minuto di silenzio (dilatatosi all’inverosimile) imposto dai compagni sul campo. Quest’ultimo fatto diventa un caso di Stato, interpretato dal regime come una pericolosa provocazione per l’ordine. E allora il dolore della persecuzione politica e la gioia dello sport danno vita a una storia commovente che giunge a noi grazie a Claudio Fava autore di Mar del Plata (Add Editore, Torino 2013).
Il copione è scandito dalle morti in serie dei giocatori: prima sei, poi cinque, quattro, tre. La dittatura non concede il beneficio del dubbio a nessuno.
Nemmeno a chi non ha nulla a che fare con i comunisti.
Noi crediamo solo nel rugby.
Ma anche questo, all’epoca, poteva essere una colpa. Quindi rendiamo omaggio a voi, Uomini prima che rugbisti, padri, figli e fratelli scomparsi per difendere la propria libertà.
Simboli di speranza per tutti noi.
