Marco Lazzaroni il sommelier del rugby


Credit Italrugby

Rieccoci qui per una nuova chiacchierata. Una delle fortune di gestire una Club House itinerante consiste, oltre alla possibilità di farmi i fatti altrui allegramente, nel potermi togliermi tutta una serie di sfizi. Qualcuno potrebbe obiettare ‘Bieco uso personale di Club House pubblica’. Sì. E aggiungo, chi se ne frega [edulcorando Rocco Schiavone]. Questo è esattamente quello che farò col nostro ospite di oggi. Un ragazzo col quale ho scoperto avere un sacco di interessi in comune. Classe 1995, nato ad Udine, terza linea della nazionale e della Benetton, appassionato di vini e di boxe. Finalmente oggi posso fargli tutte le domande che voglio, anche se già so che sarà difficilissimo tenere a bada tutte le mie inquiline mentali che sono già scatenate. Signore e signori, per la gioia di tutti i miei amici che anche grazie a lui guardano il rugby, sono molto felice di annunciarvi che è con noi Marco Lazzaroni.

Ciao Marco, molto piacere, grazie per la diponibilità. Come stai, com’è tornare pian paino alla normalità?

Ciao piacere. Sto bene. Il rientro post quarantena sta andando bene, abbiamo tanta energia positiva. Certo facciamo fatica perché comunque è stato un momento di stop ma siamo molto energici e va bene così. Stiamo lavorando a gruppi e con le regole di sicurezza ma anche se con poco, ci divertiamo.

Rugbisti, gente semplice. A proposito di pause tu sei uno di quelli che in vacanza stacca, oppure uno di quelli che mantengono un po’ di allenamento per attenuare il senso di colpa?

Il secondo tipo – e ride, menomale ride – no, mi alleno sempre un po’, in fondo l’importante è staccare di testa.

Credit Benetton

Tu sei uno sportivo ed un appassionato di sport, so che ti piace la Boxe e la pratichi vero?

Sì, mi piace molto. Mi ci sono avvicinato grazie anche a Tiziano Pasquali. Suo cognato è pugile professionista, una volta siamo andati a vederlo e mi è piaciuta. Vedi a me il rugby piace molto, ma è il mio lavoro, la mia professione e lo vivo in tal senso. La Boxe è lo sfogo. C’è chi dopo l’ufficio va in palestra – non guardate me che dopo l’ufficio striscio tipo lombrico sul divano – a sfogarsi. Ecco io quello sfogo l’ho trovato nella Boxe. Mi alleno in una palestra dove ho trovato un ambiente allegro, dinamico e molto accogliente. È un momento tutto mio, un po’ come lo Yoga.

Pratichi anche yoga? Come ti ci trovi? L’ho detto in apertura che abbiamo un sacco di interessi in comune.

Sì, da un paio di anni. Mi trovo molto bene, mi aiuta a mantenere l’elasticità nei muscoli, oltre all’equilibrio tra corpo e mente nel senso che è un ottimo esercizio sia per l’uno che per l’altro ed anche quello è un momento tutto mio.

Beato te io faccio una fatica bestia però è vero la testa è tutta concentrata su quello che sto facendo – anche perché sennò mi tronco, come mi stanno gentilmente ricordando le mie inquiline – e mi fa sentire meglio.

Qui a Treviso c’è un’ottima scola, dove ho trovato delle persone molto preparate e brave. Tra l’altro faccio un tipo di yoga che va praticato ad alte temperature, il Bikram Yoga.

Pure a temperatura alta! No potrei morire, poi Treviso, sai com’è, mi resta un po’ scomodo. Ride. Menomale

Io so che sei appassionato di vini, hai anche una vigna tua?

Sì, per gioco mio padre ha piantato delle viti in un terreno di proprietà ed abbiamo fatto il vino. È una passione che condividiamo e che può essere il mio piano B; sarebbe un’alternativa molto bella perché mi permette di stare a contatto con la natura e all’aperto. Sai noi corriamo come cavalli – questa volta rido io, ma rende molto bene l’idea – e pensare ad un lavoro di ufficio o comunque statico non credo sarebbe fattibile. Invece così, posso stare all’aperto, è dinamico ma, soprattutto, farei di una passione un lavoro.

Credit Benetton

Come si dice, ama il tuo lavoro e non lavorerai un giorno. Vabbè non è proprio così, ma ci siamo capiti. Anch’io ho lavorato in un’azienda vinicola a Montalcino, dove facevano il Brunello. Ho preso delle ciucche storiche. E qui le mie condomine sono partite con un paio di aneddoti imbarazzanti che per decenza non ripeto. Buono il rosso ma decisamente a piccole dosi, almeno per me. Sempre meglio un bianco.

Marco ride, menomale. Io ho un debole per il rosso, inoltre sto cercando di studiare la materia e di approfondirla. Diciamo che ho dei progetti ma non mi svoglio sbilanciare.

E noi non ci sbilanciamo, ma incrociamo le dita. No condomine non glieli chiedo, per scaramanzia fatevi i fatti vostri. Andiamo avanti. Hai iniziato da piccolo a giocare?

Non proprio, in prima media, a 10/11 anni, prima praticavo Judo, ma perdevo sempre perché ero troppo secco, poi un mio compagno di scuola mi disse, ‘Perché non vieni a giocare a Rugby?’ e da allora non ho più smesso.

Inquiline segnatevi il ragazzo per ringraziarlo.

È pericoloso il rugby?

È uno sport, quindi se lo fai senza adeguata preparazione rischi di farti male né più né meno che in qualsiasi altro sport. C’è contatto ma è disciplinato. No, non è pericoloso.

Come no?  Insieme alla pallavolo, anzi, al beach volley, è uno degli sport più pericolosi.

Ah, era una domanda trabocchetto.

Sì, scusa Marco, ma le mie perfide inquiline bastarde sono uscite. Ora le rinchiudo. Si diceva. A livello personale ti ha aiutato nella crescita?

Sì, sono uscito di casa ragazzino, ho fatto un percorso personale di responsabilità che mi è servito molto.

Qual è stato il momento più emozionante della tua carriera?

Allora a parte l’esordio in nazionale, che è un po’ a sé stante, la vittoria due anni fa in casa del Leinster con la Benetton. Oddio anche l’accesso storico ai play off è stato emozionante, no ma la vittoria in casa del Leinster di più.

Io non posso parlare mi emoziono sempre. Mentre quello più imbarazzante?

Qualche sconfitta brutta. Quando avremmo potuto fare di più.

Sempre parlando di cose che piacciono anche a me, i tatuaggi. Ne hai uno preferito o no?

No, i tatuaggi sono tutti legati a momenti particolari della mia vita, non ne ho uno preferito. Sono come figli in un certo senso. C’è quello sul piede che mi son fatto in Nuova Zelanda con la Under20 che poi ho continuato – su tutta la gamba – poi c’è quello sul braccio che è giapponese ed infine uno sul labbro.

Sul labbro?

Sì.

Credit Benetton

Oh mamma mia. A musica come stai messo? Cambiamo argomento sarà meglio.

Ma io ascolto un po’ di tutto. Molto dipende dal momento, perché ogni momento ha la sua musica.

Hai ragione. E qui ho compiuto un eroico atto di forza stoppando tutte le persone che ho in testa che stavano per aprire una parentesi sulla musica, sulle emozioni eccetera eccetera. Ohiohi che fatica.

Tu che sei uno sportivo e pratichi altri sport, mi puoi dire cosa manca al rugby rispetto ad altre discipline?

La visibilità, anche se negli ultimi anni si è guadagnato il suo spazio, ma è ancora piccolo. E gli sponsor, ma quelli arrivano se ci sono risultati.

Tra le altre cose, aggiungo io. Ma il discorso si farebbe complesso e fa troppo caldo. Dimmi cosa ti piace fare per rilassarti?

Io sono uno da Spa, da massaggio e da film.

Concordo su tutta la linea. E allora ti lascio rilassarti, ma prima di liberarti definitivamente ti devo chiedere un favore che poi è la seconda ragione di questa intervista. La prima è per ringraziarti, tu sei uno dei motivi per cui i miei amici guardano il rugby, sicché grazie. La seconda è che so che tu sei amico di Tommy Benvenuti vero?

Sì è vero.

Allora, per favore, glielo dici di tagliarsi i baffi che prima o poi me lo trovo sulla Birra Moretti?

Tranquilla ci penso io.

Grazie Marco. E grazie per la disponibilità è stato veramente un piacere. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti, continua così che noi facciamo il tifo per te.

“A chi non piace il vino, Dio tolga anche l’acqua” (Proverbio toscano)

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