Federico Ruzza: il Pirata del Sei Nazioni

La scorsa settimana la nostra Taverna del Terzo Tempo (non siete ancora iscritti? Cosa aspettate!) ha decretato il Pirata italiano del Sei Nazioni. A vincere il titolo di MVP (most valuable pirate) del torneo è stato il giovane seconda linea Federico Ruzza: classe 1994, 198 cm per 108 kg, padovano passato per l’Accademia Ivan Francescato, il Viadana, la franchigia delle Zebre e, attualmente, da due stagioni in forza al Benetton Treviso, con il quale sta disputando quel gran campionato di cui tutti siamo a conoscenza. Già azzurro con l’under 20, la selezione emergenti e l’Italseven, vanta al momento 12 caps con la nazionale guidata da Conor O’Shea. Divide l’orgoglio azzurro in famiglia con la talentuosa sorella Valentina, anche lei seconda linea e parte fondamentale del team delle piratesse che hanno strappato il secondo posto nel torneo femminile.

Abbiamo raggiunto Federico per portargli gli omaggi e i complimenti di tutta la ciurma Rugby Pirates e dei nostri follower, che tanto l’hanno apprezzato nelle cavalcate, i placcaggi e gli off-loads che hanno contraddistinto la sua incredibile performance durante questi due mesi azzurri. E dopo i riti di preambolo siamo voluti scendere nel dettaglio della sua vita ovale, in un’intervista che è un vero bottino, per la concretezza delle risposte di Federico e per la ricchezza delle sue considerazioni sull’Italia, sul Benetton, sul suo ruolo e sullo stato di salute del rugby italiano.


Come sono stati questi due mesi di ritiro azzurro per te?

Inutile dire che sono stati due mesi duri e lunghi e che mi hanno messo a dura prova, non sempre nel bene purtroppo. Per me è stato il terzo Sei Nazioni, ma è quello nel quale sono entrato nel vivo del gioco. È stata un’esperienza incredibile e come giocatore mi ha aiutato tanto disputare partite di questo livello.

Qual è stato il momento che ti ha dato maggior soddisfazione e che porterai sempre con te?

Uno dei momenti più belli è stato l’assist a Padovani entrando dalla panchina nella prima partita, così come la prima da titolare (contro l’Irlanda, ndr), oppure giocare a Twickenham, che è un tempio incredibile, non la dimenticherò mai quella partita, è stata un’emozione indescrivibile.

Dove ha sbagliato la nostra Italia in questo torneo?

Abbiamo sofferto tanto: il primo tempo con la Scozia, la partita contro l’Inghilterra… sono state partite dure. Nella partita con l’Irlanda invece abbiamo chiuso il primo tempo in vantaggio, ma nello specifico abbiamo commesso qualche fallo di troppo e non abbiamo chiuso la partita quando dovevamo, uguale con la Francia. L’impressione è quella che si potesse arrivare a risultati diversi, facendo attenzione a qualche dettaglio avremmo potuto raccogliere qualche punto in più, specialmente con la Francia e con l’Irlanda. Col senno di poi è sempre più facile, però anche per noi giocatori è difficile spiegare partite come l’ultima con la Francia, quando noi siamo sempre nei loro 22 e a loro bastano tre azioni per far tre mete. Ci è mancato qualcosa e non dobbiamo trovare scuse, ma analizzare davvero bene cosa abbiamo fatto e farlo meglio in futuro. Sembra che manchi un passetto ancora per arrivare là dove vorremmo essere, però dobbiamo farlo. Ci prendiamo le nostre responsabilità come giocatori e vogliamo portare a termine quello che abbiamo iniziato.

Pensando al mondiale: cosa può fare l’Italia? E tu?

Il girone è un girone di ferro (Nuova Zelanda, Sud Africa, Namibia e Canada, ndr) e la preparazione sarà lunga e importante, abbiamo le amichevoli per arrivare in Giappone con più fiducia possibile e tentare quella che sicuramente è un’impresa: passare il girone. Se non partiamo con l’obiettivo di portare a termine questa impresa tanto vale non partire. Puntiamo al miglior risultato possibile. Per me l’ingresso nel gruppo sarà frutto di un percorso lungo: la competizione è tanta, da qui a fine stagione ci sono tante partite e bisognerà prepararsi giorno per giorno. Di scritto non c’è niente e bisogna guadagnarsi la maglia volta per volta.

Su cosa dovrebbe lavorare la Federazione per rilanciare l’attaccamento alla maglia azzurra dei suoi tifosi?

È difficile da dire… come in ogni sport, quando i tifosi non vedono quello che vorrebbero vedere in campo, un po’ si perde l’amore. Bisognerebbe portare a casa qualche vittoria. Vincendo con Irlanda e Francia forse avremmo avuto stadi più pieni e non si parlerebbe di questa situazione. Questo funziona anche con le franchigie: quando Benetton e Zebre vincono subito si vede più gente allo stadio.

Testa alla Benetton Treviso: quanto potete fare bene?

Per scaramanzia non dico niente… (ride) la classifica è molto buona, siamo secondi e vorremmo arrivare tra le prime tre del nostro girone, anche se il calendario è molto impegnativo. Bisogna cercare di far più punti possibili in ogni partita, perché la classifica è corta e tutte le squadre danno battaglia.

Qual è il più grande bottino che vorresti portare a casa quest’anno?

Il più grande sarebbe arrivare ai playoff con la Benetton.

E per finire una domanda piratesca: chi è il pirata dello spogliatoio italiano?

Sicuramente Ale Zanni (sembra che la situazione dei suoi calzettoni a fine partita abbia pesato notevolmente sulla scelta di Federico, ndr).


Grazie mille al nostro Pirata del Sei Nazioni e un enorme in bocca al lupo per il finale di stagione e il mondiale giapponese!

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