Secondo weekend di 6 Nazioni. Inghilterra sola al comando. E fa paura.

L’Irlanda è più forte e questo lo sanno tutti, ma Townsend prepara in maniera eccelsa la partita. I placcatori scozzesi sanno benissimo chi puntare ed ecco che l’osservato speciale Sexton dura poco più di venti minuti prima di dover dare forfait per infortunio. Non prima però di regalare un pallone d’oro a Stockdale, che dritto per dritto schiaccia la seconda meta tuttaverde. Poco prima era stato Murray a smuovere il tabellino irlandese, complice un passaggio scriteriato di Seymour su un pallone recuperato da un calcio nei propri 22. Se Sexton va fuori, dall’altra parte sale in cattedra l’apertura dei Cardi: Russell usa piede e dispensa palloni sontuosamente, fino a trovare un intercetto che porta all’intervallo sul 10-12. La ripresa è tanto una partita stupenda per le difese impenetrabili, quanto esasperante per i continui in-avanti delle due formazioni. L’Irlanda senza Sexton, Toner e Stander non sembra la stessa e commette errori banali che a lei non si possono proprio perdonare. Col passare dei minuti però il giovane mediano d’apertura neo-entrato Carbery inizia a ingranare: gambe buone e freschezza fisica sopperiscono all’inesperienza. È da un suo buco che nasce la terza meta irlandese che pone la parola fine al match. La Scozia ha lottato e perso contro una squadra più forte (e perdendo Hogg per infortunio dopo poco), ma la sensazione è che qualcosa si sia rotto nei meccanismi della macchina perfetta di Schmidt. Che sia solo un passaggio a vuoto? Dopo la pausa gli irlandesi voleranno a Roma, mentre gli scozzesi saranno ospiti della Francia.
Sovracoperta: O’Mahoney, tagliaerba.
Sottocoperta: Seymour, superficiale.

Il discorso da affrontare in merito alla partita degli Azzurri è quello della doppia faccia. Gli italiani in campo sembrano avere una doppia faccia. I nostri ragazzi sono dei gladiatori. Ma ci sono gladiatori e gladiatori. Ci sono gli Spartaco e gli altri, quelli che muoiono subito. Come le ragazze bionde e ochette dei thriller o i giovani di colore nei film dell’orrore. Nella nostra nazionale ci sono quelli che combattono fino alla fine e danno il sangue sul campo. E siamo sicuri che tutti quelli che indossano la maglia azzurra siano fatti di questa pasta e mettano massimo entusiasmo e rispetto, ma, d’altro canto, non possiamo non renderci conto che, malgrado il coraggio, ci siano degli elementi che soccombono allo strapotere di uno sport che, a questo livello, rimane una spanna sopra. C’è un’altra faccia. Brutta. E che non piace a chi questa nazionale la ama e vorrebbe vederla vincere, non solo fare delle buone prestazioni. E non è un discorso di provenienza. Si potrebbe pensare che i giocatori delle Zebre, visto l’anno difficile (e comunque in media con le stagioni passate, a parte l’ultima), siano meno all’altezza. Ma allora non dovremmo denotare l’ottimo impatto in queste due partite di Sisi, esordiente nel 6 Nazioni e con la maglia azzurra. Oppure Padovani, tra i più positivi contro i Dragoni. Sicuramente chi sono mancati sono i nostri uomini della mediana: Palazzani non ha il ritmo e Allan è desaparecido rispetto agli ultimi test match o alle cose buone che sta facendo vedere a Treviso. Sono in tanti però a mostrarsi attivi e a giocare bene: Steyn, tutt’altro flanker da quello criticato qualche stagione fa, Ruzza, Budd, Negri. Ma qualcosa non va. A Roma si poteva vincere. Probabilmente si doveva. Il Galles schierato era una brutta copia dei Dragoni e non aveva quella qualità e quantità tra i suoi XV che ci si aspetta da chi vuole arrivare a contendere il trofeo all’Inghilterra o all’Irlanda. Poco altro da dire se non che rimane tanta amarezza per aver sprecato la seconda occasione in fila di portare a casa qualche soddisfazione.
Sovracoperta: Steyn, (sempre più) indispensabile.
Sottocoperta: Palazzani, molliccio.
Inghilterra-Francia 44-8 (5-0)

Fischio d’inizio. Meta. Una sola squadra in campo. Meta. Qualche calcio. Meta. Hat trick di May. Fiammata di Penaud. Meta. Bonus raggiunto. Rientro negli spogliatoi. A questo punto se fossimo francesi avremmo cambiato canale. O forse la tv sarebbe già stata spenta da un po’. Questa Inghilterra è una macchina. Corre, avanza, distrugge. May sempre al posto giusto e al momento giusto. Slade impeccabile. Gli avanti in splendida forma. E poi Farrell. Per molti uno spocchioso (e spesso scorretto) inglese. Ma la verità è che è un fenomeno che sta insegnando al mondo l’uso del piede. Più preciso sulle punizione di Barrett, più sicuro del suo diretto rivale per il posto in squadra Ford e, al momento, più incisivo di Sexton. E più in forma. E più giovane. E questa Inghilterra naviga senza problemi fin dove vuole arrivare: a confermare il primo posto nel torneo, a dare un segnale chiaro a Irlanda, Galles e le big dell’emisfero Sud. In Giappone ci saranno anche loro. E saranno dolori per tutti. La Francia, che si ritroverà proprio il XV della Rosa nella pool mondiale, ha cambiato molto dopo la rimonta subita di venerdì scorso contro i Dragoni. Ma i risultati ottenuti hanno lasciato molto a desiderare. L’immagine della partita? Uno strepitoso Curry che sormonta e respinge Bastareaud. E lo schiaccia, come l’immenso Eddie Jones schiaccia Brunel e l’immensa Inghilterra schiaccia tutto. Schiacci tutti.
Sovracoperta: Farrell, professore.
Sottocoperta: Brunel, bocciato.
Classifica: Inghilterra 10, Galles 8, Scozia 5, Irlanda 4, Francia 1, Italia 0.
