Road to Japan: Stati Uniti

Una delle tappe più affascinanti nel nostro viaggio verso il Giappone. Uno dei movimenti più in crescita negli ultimi anni e che, gettando uno sguardo al futuro, più potrebbe implementare la propria passione ovale, catturando sempre di più l’attenzione mediatica internazionale. Anche perché, generalmente, se qualcuno vuole parlare di business, e nel mondo del rugby come in altri lo si fa e lo si deve fare, non c’è posto migliore al mondo se non quella degli

Stati Uniti

Le Eagles, sempre presenti ai mondiali ovali eccezion fatta per l’edizione sudafricana del 1995, non hanno mai superato la prima fase, ma sono per antonomasia il far west ovale. Una miniera d’oro potrebbe celarsi dietro un qualche anfratto e il nostro sport potrebbe fare improvvisamente quel boom che porterebbe la nazionale americana ad essere, come tantissime altre discipline sportive a stelle e strisce, un’élite mondiale. Attenzione: nessuno sta dicendo che domani gli statunitensi vinceranno il mondiale. E nemmeno in Francia nel 2023. Magari le perderanno tutte, vista la pool che hanno davanti. Lo strapotere delle Tier 1 è ancora lontano dall’essere scalzato da chicchessia, ma nulla vieta di prevedere, e nel caso di prepararsi, al fatto che il mondo ovale dal punto di vista economico e di sviluppo, si stia affacciando prepotentemente anche a casa dello zio Sam. D’altronde basta vedere il percorso del Giappone e la sua evoluzione nell’ultimo decennio. Le vittorie contro nazionali di maggior caratura, la discreta presenza di una franchigia nel Super Rugby, l’organizzazione di un mondiale in casa propria. E se lo stesso percorso fosse in realtà già stato intrapreso anche dal rugby made in USA?

Proviamo ad analizzare passo per passo i segnali che sembrano portare verso questa supposizione. Primo fattore: il business dello sport. Ogni novità attira curiosi e i curiosi possono diventare utenti e fruitori, quindi consumatori e drogati di una sostanza, un concetto, un’idea, uno sport. Risultato? Soldi. E su questo gli Americani sono maestri. It’s the American way of life. Quindi una novità come quella ovale è attrattiva e, non a caso, qualcuno ha già deciso di investirci. Major Rugby League in primis. Ma, ovviamente, per attirare sempre più pubblico e fidelizzarlo non c’è modo migliore se non quello di creare l’abbinata tanto cara a qualsiasi allenatore d’oltreoceano: spettacolo e vittoria. Sullo spettacolo ancora una volta non c’è nulla da eccepire: NBA, NFL, MLS, NHL, MLB. Sceglietene una e diteci se non c’è dello spettacolo in ogni singolo match. E quindi il primo punto su cui investire per poter avere un ritorno proficuo è quello di dare al pubblico qualcosa di eccezionale. Prendiamo un super-uomo. Diamogli un ovale in mano. Portiamolo a tutti gli eventi mondiali dove possiamo iniziare a rendere grande il nostro nome legato a questo sport. Che sia Seven o XV poco cambia, l’ignoranza iniziale del pubblico è dalla nostra parte. Le Olimpiadi? Perfetto. Carlin Isles è questo. Il one man show dello sport di squadra per eccellenza. Ma oltre allo spettacolo è necessario vincere. E il XV del ct Gary Gold sembra farlo con sempre maggior continuità nelle ultime due stagioni. Sempre davanti ai cugini canadesi, a un passo dalla migliore delle seconde europee, la Georgia. Meglio di Samoa, vincente nello storico incontro con la Scozia. Queste Eagles sembrano voler volare lontano.

Ma, ovviamente direte voi, da qui a poter affermare che tra qualche anno gli Stati Uniti potranno effettivamente essere un colosso mondiale del rugby ne passa. Forse sono solo una serie di partite sopra la media. Forse c’è qualche giocatore tra il XV a stelle e strisce che vale la pena di esser preso in considerazione, come quel tallonatore, Joe Taufete’e nato nelle Samoa Americane capace di annientare il record di mete in incontri internazionali per un tight-five player, facendone 20 in 22 partite. Certo. Ma proviamo anche a fare un altro passo avanti. Per passare da occasionali belle vittorie a strisce positive è necessario implementare skills ed occasioni di incontri di alto livello. Non sembra un caso quindi che la MRL abbia stretto un accordo con USA Rugby per garantire un innalzamento di livello dei giocatori americani. Se aggiungete poi che il campionato statunitense sta diventando una realtà appetibile per top player in giro per il mondo… magari qualcuno a fine carriera e volenteroso di unire l’utile di un mega-stipendio col dilettevole di giocare ancora qualche stagione a un discreto livello… beh, Bastareaud docet. E potrebbe non essere un caso isolato. E anche su questo il mondo ovale americano si dimostra acuto e intelligente, copiando una buona pratica dal soccer, sport incrementato tantissimo nell’ultimo quindicennio in USA. Giocatori forti ne attirano altri e i giocatori autoctoni migliorano di riflesso.

In più, ultimo gradino da salire per arrivare sempre più vicino alla nostra ipotesi iniziale, c’è la questione grandi eventi. L’alternanza emisfero Nord – emisfero Sud data dal calendario della Rugby World Cup potrebbe essersi interrotta con l’ingresso del Giappone come paese ospitante. Potrebbe essersi effettivamente aperta una nuova stagione: paese emergente – paese tradizionale. E guardando in quest’ottica del tutto nuova la successione Giappone 2019 – Francia 2023 – USA 2027 sarebbe possibile. Oltre che affascinante. Anche perché, seguendo il trend dato da Fifa World Cup – RWC – Olimpiadi, gli USA ci rientrerebbero a pieno: United 2026 e LA 2028 sono già pianificati. Nel 2023 superare la pool sarà sicuramente ancora dura. Ma il 2027 è tra otto anni, un tempo sufficientemente lungo. Una buona pianificazione, un’ottima applicazione e un grosso investimento potrebbero regalare alle Eagles la gioia di vivere un mondiale in casa da protagonisti. E un mondiale, che già di per sé è un super evento che può dare grandi profitti economici, giocato a mille dalla propria compagine, potrebbe far esplodere la passione ovale nella terra del football.

Credete che gli Americani non ne abbiano le qualità? I soldi li hanno. Vedremo tra qualche anno se i soldi fanno o meno la felicità. Anche quella ovale.

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