Road to Japan: Russia

Il nostro viaggio continua. Il Giappone è sempre più vicino. Oggi vi vogliamo presentare una delle nazionali che, per blasone e storia è tra le meno famose, ma che, per il fatto che sarà una delle squadre che l’Italia affronterà nel suo cammino preparatorio al mondiale, diviene importante e fondamentale. Una tappa da studiare molto bene, specialmente per lo staff azzurro. Parliamo della grande Russia, cari pirati. Terra di fredde steppe e grandi conquiste. Terra di colossi e tradizione secolare.


Russia

La formazione della Federazione Russa è l’unica delle 20 squadre che si daranno battaglia nella prossima Rugby World Cup a non aver conquistato direttamente sul campo la qualificazione. Assenti nel 2015, ultimi nel girone nella prima e unica partecipazione ai mondiali del 2011, gli Orsi sono arrivati nel biennio di qualificazione 2017-2018 solo al quarto posto fra le squadre europee di seconda fascia. Fuori dai giochi in teoria: oltre alla Georgia già qualificata di diritto, Romania e Spagna sarebbero dovute andare avanti sulla strada verso il Giappone, ma la loro estromissione per i famosi episodi di illecito sportivo, ha fatto avanzare in classifica i russi.

Russia prima qualificata tra le europee dunque, ma certamente non tra le compagini più pericolose al mondiale. Anzi. E questo malgrado le speranze di un movimento in crescita. Speranze alimentate dalle preziose vittorie in Challenge Cup della squadra siberiana Enisej-STM, capace di far cadere sul suo campo, dall’arrivo nel 2015 nella seconda competizione per club europea, diverse compagini di più alto rango: Brive, Newcastle, Worcester, Newport. E ancora più clamore fece a ottobre 2017 l’impresa della seconda squadra russa approdata in Challenge, il Krasny Yar, capace di sconfiggere lo Stade Français, in quel momento campione in carica. Tutte vittorie nella lontana Siberia, è vero. Ma sembrava veramente che qualcosa fra le freddi nevi della steppa euroasiatica si stesse muovendo per battere i pugni alle porte dei signorotti europei. Qualcosa di nuovo e tenuto sempre al margine della vita ovale. Qualcosa o, meglio, qualcuno che era arrivato per reclamare un posto a tavola fra i grandi.

Gli Orsi non si sono però dimostrati capaci di confermare in nazionale il discreto livello mostrato dai loro team e il Rugby Europe Championship di quest’anno li ha visti soccombere senza mezzi termini contro gli spagnoli e i romeni, oltre che soffrire un gap sempre più ampio contro i georgiani. Tutto questo sancisce la loro inadeguatezza ad affacciarsi a una competizione così impegnativa e di livello come il mondiale e siamo quasi sicuri che, fin dal match inaugurale del 20 settembre contro i padroni di casa del Giappone, la squadra guidata dal gallese Lyn Jones non sarà tra quelle che impressioneranno più di tanto per la spettacolarità o l’efficacia del proprio gioco. Nessun dito puntato, ma semplice constatazione di un livello basso che, se non fosse stato per il giudice sportivo, non sarebbe bastato ad accedere alla fase finale iridata. Nipponici, scozzesi, irlandesi e samoani non dovrebbero avere molti problemi a ridimensionare lo stato più vasto del mondo al consono peso rugbistico.

Nella RWC 2011 l’Italia sconfisse 53-17 la Russia.

E in tutto questo discorso si inserisce però l’importanza in chiave azzurra della formazione russa. L’unica partita casalinga in preparazione del mondiale sarà proprio contro gli Orsi e le aspettative sono tante. L’appuntamento è fissato per il 17 agosto nella bella cornice di San Benedetto del Tronto. Sarà un momento in cui il nostro ct Conor O’Shea potrà sperimentare uomini e tattiche in vista della dura pool che ci aspetta e, parlando francamente, potrebbe anche essere l’unico match in cui fare morale nello spogliatoio, visto che gli altri incontri preparatori ci vedranno ospiti di irlandesi, francesi e inglesi. Ma cosa ha senso aspettarsi? Una vittoria con 30-40 punti di margine basterebbe come cartina tornasole di un gruppo vincente? Meglio vincer con minor margine e concentrarsi di più sulle fasi tecnico-tattiche da implementare? Oppure il test russo può divenire essenziale per definire i gregari del gruppo definitivo per il Giappone ed esser usato come metro di paragone per le due prime sfide con Namibia e Canada, nelle quali un turnover italiano potrebbe garantire maggior competitività contro gli Springboks? Di sicuro una cosa è fondamentale per il pubblico azzurro: se vincere pare scontato, convincere è quanto ci si aspetta dal gruppo di capitan Parisse.

E convincere un paese di allenatori non è mai una cosa facile…

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