Rugby history: Dave Gallaher e gli Original All Blacks

Come ben sapete, cari pirati, alcuni componenti della ciurma stanno navigando lungo i mari dell’emisfero australe per delle scorribande nelle terre dei Maori. Durante un giro turistico a Mount Eden, un vulcano estinto che si trova poco fuori dal centro di Auckland, sono andati a vedere Eden Park, lo stadio dei Blues, la franchigia di questa città che partecipa al Super Rugby.

Gironzolando qua e là, oltre a notare le statue degli dèi Maori sparse nel parcheggio dello stadio, i nostri pirati si sono imbattuti in una statua particolare: un memorial sul primo capitano degli All Blacks, anzi, per esser più precisi, degli Originals All Blacks, Dave Gallaher. La sua storia è così stupefacente, che abbiamo pensato di condividerla con voi.

Nato in Irlanda nel 1873, precisamente a Ramelton, è il primo figlio di seconde nozze del padre. Quarto di dieci figli (tre fratelli moriranno durante l’infanzia) emigra insieme alla famiglia in Nuova Zelanda nel 1878 a causa del fallimento dell’attività del padre, cercando un sogno in una terra parzialmente inesplorata, in un paese chiamato Katikati. Ma il sogno inizia ad infrangersi già al raggiungimento del loro appezzamento di terreno. La tanto amata fattoria che doveva esserci in realtà non c’era. Terra. C’era solo terra e nulla più.

Nel 1886 Dave passa una settimana in ospedale ad Auckland per subire un’operazione ai muscoli di una gamba e nello stesso periodo la madre si ammala e l’anno successivo muore. Il giovane Dave si ritrova a dover lasciare la scuola a 13 anni per aiutare la famiglia, con il padre ormai avanti negli anni. Nel 1889, diciassettenne, si trasferisce con i fratelli ed il padre ad Auckland e trova lavoro.

Il logo degli Original All Blacks

Aveva già imparato a giocare a rugby a Katikati e, una volta trasferitosi ad Auckland, inizia a giocare per il Parnell. Successivamente nel 1895 si trasferisce nel Ponsonby District Rugby Football Club, con il quale vincerà il campionato Provinciale di Auckland nel 1897. Nello stesso periodo viene selezionato per rappresentare la Auckland Provincial Side, con cui ottiene ottimi risultati ed un totale di 26 presenze in 4 anni.

Vi starete chiedendo cosa mai abbia fatto di speciale per essere così importante e ricordato… vediamo un po’ di fatti che segnarono la sua vita.

Nel gennaio del 1901 si arruola nel VI Reggimento della Fanteria a Cavallo dell’Esercito della Nuova Zelanda per partecipare alla Seconda Guerra Boera, nell’attuale Sud Africa, e combattere per la corona britannica contro i sudafricani di origine olandese. Durante il conflitto contrae la malaria e viene ricoverato a Charlestown, dove scrive alla sorella:

We have been all over S(outh) Africa pretty well I believe, on the trek the whole time and it looks as if we will be trekking till the end of the Chapter. We have a fair share of the fighting all the time and I am still alive and kicking although I have had a couple of pretty close calls, one day I thought I would have to say good bye to old New Zealand but I had my usual luck and so came out all right.

Dave Gallaher, Lettera per sua sorella Molly, 18 Ottobre 1901

Poco più di un anno e mezzo dopo il suo arrivo in Sud Africa il suo reggimento può finalmente tornare in patria. Per il suo servizio riceve due medaglie al valore, la Queen’s South Africa Medal e la King’s South Africa Medal.

Durante la guerra continua a giocare a rugby, rappresentando la formazione neozelandese dell’esercito, disputando dieci partite e vincendo il campionato tra le forze britanniche.

Dave Gallaher insieme al suo battaglione durante la seconda Guerra Boema

Recuperate le forze riprende a giocare anche in patria e nel 1903, sempre con il Ponsonby, mette in mostra le sue abilità di formidabile attaccante. Lo stesso anno viene selezionato per rappresentare la Nuova Zelanda in un tour in Australia: è il primo giocatore del Ponsonby a vestire la maglia degli All Blacks. Durante il tuor gli All Blacks vincono tutte e dieci le partite, segnando 276 punti e concedendone solamente 13.

I due anni successivi lo consacrano sia come giocatore che come uomo d’onore, portandolo a diverse convocazioni, sia tra le fila di varie franchigie nazionali, sia con gli All Blacks durante il British Isles tour to New Zealand and Australia del 1904.

Nel 1905 la New Zealand Rugby Football Union riesce finalmente a organizzare un tour in Europa e Nord America e Gallaher, oltre a essere convocato, viene nominato capitano sia dalla federazione che dalla squadra, che durante il viaggio sulla SS Rumutaka hanno qualche disaccordo proprio sulla scelta dei capitani.


“I’ll have to give the tail of the British Lion another twist to stir him up. And they said England was the home of Rugby Football.”

Il tour vede gli All Blacks di Gallaher scontrarsi sia con i club locali che con le selezioni nazionali di Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda e Francia, più due incontri con la British Columbia negli USA. Durante i sei mesi di tour gli Originals All Blacks giocano un totale di 35 partite, perdendone solamente una contro la nazionale gallese, in una partita entrata nella storia, finita 3-0. La partita prende subito una piega particolare. È la partita numero 27 in 88 giorni e i neozelandesi hanno dominato ogni partita grazie a una tattica innovativa, mai vista in Europa o nel resto del mondo. Tattica in cui Gallaher la fa da padrone e protagonista, suscitando l’ira degli avversari. L’arbitro del match però punisce ripetutatemnte Gallaher, quasi a “puntarlo”, come dichiarò George Dixon, manager della squadra. Gallaher intervistato a fine partita, alla domanda se fosse soddisfatto dichiarò: “la squadra migliore ha vinto e io sono contento“. E in merito all’arbitraggio rispose: “Ho sempre fatto di tutto per non esprimere un’opinione sull’arbitro in ogni partita che ho giocato“. Di fatto rimase un uomo d’onore anche in quel momento di difficoltà.

Numeri alla mano gli Originals All Blacks segnarono 976 punti subendone 59, in un’epoca nella quale le mete valevano 3 punti più 2 punti per la conversione, 4 punti per un drop e 3 per un calcio di punizione. Insomma gli albori del mondo ovale.

Gli Originals del 1905-06 sono ricordati come la più grande selezione neozelandese e stabiliscono uno standard per tutti i loro successori. Hanno introdotto una serie di innovazioni in Gran Bretagna e in Irlanda, tra cui posizioni specializzate in mischia e variazioni tattiche offensive. Il loro successo ha contribuito a definire il rugby come sport nazionale in Nuova Zelanda e ha alimentato un crescente nazionalismo sportivo, un’anima che tuttora risiede in questa nazione.

Gallaher decide di ritirarsi dal rugby giocato dopo il tour, diventando coach del Ponsonby, selezionatore per l’Auckland Provincial Team e collaboratore stretto e selezionatore per gli All Blacks.

Ora direte: cos’altro sarà mai potuto succedere a quest’uomo? Succede purtroppo che scoppia la prima guerra mondiale e lui, da uomo d’onore ligio al dovere, anche se esonerato per motivi di età, nel 1916 si arruola per servire la patria. Durante l’addestramento apprende della morte del fratello Douglas, anch’egli al fronte. Un mito su Dave narra addirittura che l’arruolamento sia stato deciso proprio dopo la notizia della scomparsa del fratello. Grazie alle sue abilità di comando e decisione, dovute sia al rugby che alla Seconda Guerra Boera, viene subito aumentato di grado a Sergente.

Nell’attacco a Gravenstafel Spur del 4 ottobre 1917 Gallaher è ferito da un pezzo di granata, che penetra attraverso il suo elmetto. Muore quello stesso giorno all’età di 43 anni.

Dave Gallaher è sepolto nella tomba n. 32513 del Cimitero britannico di Nine Elms, a ovest di Poperinge sulla Helleketelweg, una strada che porta dalla tangenziale R33 a Poperinge in Belgio. La sua lapide regolamentare, che porta la felce argentata della Nuova Zelanda, dà erroneamente la sua età a 41 anni. Le selezioni All Blacks in tournée in Europa visitano regolarmente la sua tomba.

Il tributo di Kieran Read al capitano degli “Originals”

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