GALLES: MIX DI SOLIDITA’, LEADERSHIP E SPIRITO

Sabato si è scritta una pagina di storia ovale.
 
Dal 16 novembre 2009, dopo quasi 10 anni in vetta al ranking mondiale, gli All Blacks scendono dal gradino più alto della classifica. In cima sale il Galles, squadra abbastanza blasonata nell’ultimo periodo, ma anche con parecchi difetti e imperfezioni in confronto agli attuali Campioni del mondo.

Ora vi starete chiedendo “Merito del Galles o demerito della Nuova Zelanda?” e “Quali meccanismi hanno portato a questo cambiamento?”

Sicuramente è stato merito del Galles, se è arrivato in vetta al ranking.
La W.R.U. in Europa è la federazione con le fondamenta più salde di tutte. Vi portiamo qualche esempio banale. Nella scorsa Rugby World Cup, svoltasi in Inghilterra, il Galles era nella Pool 1 con Australia e i padroni di casa. Per i Draghi il primo match nel girone con l’Uruguay è stato una carneficina: Cory Allen si infortunò ai tendini del ginocchio. Per lui Mondiali finiti. Anche Liam Williams, che in quel periodo sostituiva Halfpenny, uscì per un problema alla coscia. E per finire infortunio al polpaccio per Samson Lee e Paul James, mentre ad Aaron Jarvis problemi alle costole.
Gatland rischiò di ritrovare la coperta veramente corta anche in prima linea. Dopo questi tre pesanti infortuni la sfida con gli inglesi sembra essere già persa in partenza, ma così non fu.
In quel momento si capì che il Galles sotto aveva una base molto solida e affidabile, c’è chi la paragonò a quella degli All Blacks.
I gallesi arrivarono ai quarti di finale, dove persero negli ultimi 5 minuti con gli Springboks 23-19.
Nel 6 Nazioni 2016 arrivarono secondi dietro all’Inghilterra, passata sotto la guida di Eddie Jones. A giugno dello stesso anno giocarono la Serie in Nuova Zelanda, dove collezionarono 3 sconfitte con gli All Blacks e una con i Chiefs. Nei test macht di novembre portarono a casa 3 partite su 4 (persa con i Wallabies, vinte con Argentina, Giappone e Springboks).
Il fondo si toccò nel 2017 con un 6 Nazioni da dimenticare, dove vinsero solo con Italia e Irlanda, arrivando penultimi. Nei test match estivi e autunnali vinsero 4 partite su 6.
Il 2018 fu l’anno della svolta dove lo staff della nazionale trovò la soluzione al problema del Galles: la leadership.
I giocatori non riuscivano a vedere chi potesse farsi carico di tutte le responsabilità della squadra. Lo staff lo trovò, lui si chiama Alun-Wyn Jones.
Infatti l’anno scorso i Draghi andarono vicini alla perferzione, vinsero 10 partite su 12.
Quest’anno è arrivata la conferma del successo del progetto iniziato ben quattro anni fa, durante la Rugby World Cup: il Galles vince il Sei Nazioni realizzando il Grande Slam.

Il primo posto nel ranking è stato conquistato dal Galles attraverso insidie, difficoltà e fatica. Ma gli ingredienti sono stati: un movimento solido, una leadership consolidata in due stagioni e spirito di sacrificio da parte dei giocatori e dello staff.

“Gwlad, gwlad… “


Rugby si pronuncia con la R maiuscola

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