6 NAZIONI – Giornata 5

Ultimo turno del 6 Nazioni di quest’anno. Ultimo appuntamento del torneo più bello del mondo. Di quello che amiamo di più. Ultimo turno nel quale ci si gioca ancora tutto: il primo posto, l’orgoglio, il futuro.

Si inizia con la partita meno importante dal punto di vista della classifica. In tutti i sensi. I francesi non hanno nessuna aspirazione di vittoria. E nemmeno di finire tra le prime tre del torneo. Gli Azzurri anche se vincessero con il bonus non riuscirebbero comunque ad evitare il cucchiaio di legno. Ma è la partita più importante per noi. Per la nostra gloria. Per la nostra volontà di essere dentro il 6 Nazioni senza venir etichettati dai tabloid inglesi come i pizzamafiamandolino che garantiscono l’eterna Roma come location durante il torneo. Peccato che non è nostra intenzione esser gli zerbini dell’Europa che conta. È la nostra partita per deglutire i tanti, troppi, bocconi amari di questi ultimi mesi. E di fronte c’è la Francia bruttina e altalenante di quest’anno. Con i tanti problemi di Brunel, perennemente evidenziati dalla stampa transalpina. E questa Italia che perde da 21 partite di fila non è poi così brutta. O’Shea spiega le sue scelte e, malgrado i soliti corvacci, convince. Si può vincere. Dobbiamo vincere. E se lo dice pure O’Driscoll

A seguire la partita che può chiudere i conti. La partita di Cardiff. I ragazzi di Gatland devono inseguire e acchiappare il sogno del Grande Slam. Ma di fronte c’è l’Irlanda. E l’Irlanda non ha nessuna intenzione di perdere. Perché non è solo una partita, ma un’intera concezione di rugby e di aspirazioni di grandezza che si mettono in campo questo sabato. Schmidt è riuscito, malgrado lo sgambetto degli inglesi e le prestazioni semi-deludenti con Scozia e Italia a rimanere attaccato alla scia di testa. Le speranze di vittoria finale non si sono spente. E non solo quelle del 6 Nazioni. Sono in molti che vorrebbero veder cadere la seconda forza al mondo e, nelle speranze dei tifosi gallesi, il loro posto potrebbe essere realmente preso dai Dragoni. Una vittoria nel torneo, unito a un mitico, fenomenale Grande Slam potrebbe lanciare i finalmente adulti ragazzi di Alun Wyn Jones tra i candidati alla vittoria finale in Giappone. Ma se a trionfare al Millennium Stadium fossero invece i Quadrifogli… questo lascerebbe tutto in sospeso fino alla fine del match successivo: quello di Londra.

Il match di Londra non è solo una partita per la gloria, per la storia, per la tradizione di questo sport e di questo torneo. È una partita che può dare la vittoria agli inglesi. La cosa fondamentale è il fattore tempo. Se il Galles vince, tutto finisce. Se vince l’Irlanda, la Rosa si gioca tutto in questo scontro. Ma, in qualità di tifoso imparziale, per chi tifare? La Scozia bella e sempre combattiva di Russell, Laidlaw e Kinghorn deve confermarsi per la seconda volta di fila vincitrice della Calcutta Cup e ribadirsi ammazzagrandi. Meriterebbe di vincere. Assolutamente. Gli inglesi però hanno macinato il gioco più bello del torneo, dimostrandosi capaci, sotto la guida di Eddie Jones di variare il game plan in base all’avversario che si parava loro davanti. Meritano di vincere per la loro concretezza e bellezza. Per la loro squadra di ball carriers rudi e gentili. Ballerini con la corazza. Meritano di vincere… ma non è tutto nelle loro mani, bisognerà obbligatoriamente passare dal risultato del Galles.

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