Questa volta, mentre andiamo in Giappone, ci fermiamo in un bellissimo arcipelago sperduto in mezzo al Pacifico. Un luogo dove ognuno di noi, pirati e non, vorrebbe ritirarsi in pace e tranquillità. Ristorarsi all’ombra di una palma. Dimenticarsi dal caos cittadino. Godersi del buon rugby. Già, perché tra le altre cose in questa terra grossa quanto una noce di cocco, vive una delle più affascinanti tradizioni ovali del globo. Ovviamente parliamo di

Le Aquile di mare, ‘Ikale Tahi nel dialetto polinesiano di Tonga, sono attualmente e stabilmente la seconda forza delle squadre pacifiche. Un gradino sotto le Fiji e un pizzico sopra le Samoa. Grandi ribaltoni fra le oceaniche non sono prevedibili. Almeno a breve-medio termine. Basta vedere i risultati delle ultime Pacific Nations Cup.
Certo, c’è sempre quella considerazione che, se ogni giocatore del mondo dovesse far risalire l’eleggibilità nazionale alle proprie origini familiari o al luogo natio, beh… le tre pacifiche avrebbero circa il 20% dei giocatori professionisti di tutto il mondo. Uno a caso? Israel Folau, recentemente corteggiato dalla federazione tongana. D’altronde tra tre anni sarebbe eleggibile per Francia 2023. E Toutai Kefu, storico Wallabies e attuale ct di Tonga, ha già sondato la piazza per l’estremo più talentuoso del mondo, che è stato definitivamente estromesso dal mondiale nipponico per i suoi problemini con la gestione dei social.

Tonga però si ritrova con una formazione mediocre, la cui maggior parte dei giocatori milita sparsa per il mondo, tra Francia, Inghilterra e Mitre10 Cup neozelandese, senza la reale possibilità di formare uno zoccolo duro, abituato a stili e ritmi di allenamento simili. Un problema molto diffuso tra tutte le piccole realtà oceaniche, che vedono i propri giocatori fuggire via alla prima occasione e, molto spesso, non rientrare mai più. Anche perché i migliori vengono adocchiati e naturalizzati alla prima occasione.
Ovviamente la durezza e la fisicità dei tongani non è mai da sottovalutare. L’ultima grande a farne le spese? L’Italia a Padova nel 2016, sconfitta 17-19, dopo la vittoria storica contro il Sud Africa che lasciava ben sperare. Che amarezza. E se in Giappone i guerrieri della Sipi Tau (diciamocelo, ‘na figata) riuscissero nell’impresa di scavalcare oltre che gli Stati Uniti, una fra Francia, sempre più alla ricerca di se stessa, o Argentina, osso durissimo, potrebbero raggiungere una storica qualificazione ai quarti. La pool è insidiosissima e bellissima: si può arrivare ultimi come primi, anche se gli inglesi sembrano essere effettivamente un gradino sopra gli altri. Testa e gambe. Vedremo chi prevarrà. Tanto sulla formazione e le possibilità tongane potranno dirci gli incontri estivi: Samoa, Giappone e Canada nella Pacific Nations Cup; Fiji e All Blacks come sfide preparatorie al mondiale.
